LA STORIA DI ANTONIO, AGRICOLTORE PER SCELTA

E' il 1976. Antonio Corbari è il giovane direttore di una Scuola Professionale regionale. Il mondo della scuola gli piace, ma il suo sogno, fin da bambino, è quello di continuare, a suo modo, quella che fu l'attività di suo padre nelle terre del Bresciano: lavorare la terra, essere un agricoltore.
L'occasione gli viene offerta da un amico contadino alla ricerca di un collaboratore che produca insieme a lui ortaggi, a Pessano con Bornago, a due passi da Gorgonzola. Antonio accetta, e si trasferisce con la famiglia a Pessano. Dall'amico Giuseppe riceve i primi insegnamenti necessari per la nuova attività. Passato circa un anno, Giuseppe si mette in proprio, mentre Antonio acquista, insieme ai fratelli , un appezzamento di terra a Cernusco sul Naviglio.

Qui – prima in società con altri due amici compagni di avventura, poi da solo - prosegue, senza ripensamenti, la produzione di ortaggi e piantine da orto. Ma dopo qualche anno imprime una svolta radicale al suo lavoro. Anche attraverso letture varie (Antonio è un gran lettore), si convince della bontà - per l'ambiente, per i prodotti, per chi li produce e per chi li consuma – della agricoltura biologica. Nel 1987 l'azienda agricola Corbari diventa ufficialmente un'azienda biologica.

In quegli anni a livello nazionale nascono varie associazioni di produttori biologici. Antonio aderisce alla lombarda Agrivita, che poi confluirà nella nazionale AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica). Nel 2000 ne diventerà, per un quinquennio, presidente regionale, e anche lasciata questa carica non cesserà l'impegno in AIAB e a favore del “bio”. Così, nel 2006-7, a Cernusco, in accordo con un gruppo politico-culturale cittadino, Antonio si fa promotore de “il biologico in piazza”, una iniziativa che riprende quella che da alcuni anni si realizza in molte piazze italiane, ad opera di AIAB e Legambiente. La piazza Matteotti della cittadina diventa, per quattro domeniche in stagioni diverse, un luogo di conoscenza, e acquisto, di vari prodotti biologici.

Molti sono i produttori, della Lombardia e non solo, che devono a un contatto con Antonio l'avvio della loro attività: i tanti hobbisti con i loro orticelli; Stefano, impiegato di banca che, lasciato l'impiego, vorrebbe cambiare vita e produrre ortaggi in un pezzo di terra di famiglia; o Giorgio, ex ingegnere che con la liquidazione ha comprato terra e bosco sull'Appennino. A loro e a molti altri Antonio ha generosamente offerto suggerimenti e informazioni utili, accogliendoli in azienda o anche solo con qualche chiacchierata per telefono.

Dare informazioni e consigli è diventata anche una vera e propria (seconda) professione per Antonio, il quale, infatti, ha tenuto diversi seminari e corsi organizzati da enti pubblici e privati. Centinaia sono gli allievi che hanno partecipato ai corsi post diploma tenuti all'Istituto Agrario di Remedello e a quelli sull'orto biologico presso la Scuola Agraria del Parco di Monza, con la quale il sodalizio dura da ormai 15 anni.
Capita che i frequentanti dei corsi chiamino Antonio “professore”. Nel senso di docente l'appellativo può essere corretto. Antonio però non è laureato. E' un autodidatta che, spinto dalla sua poliedrica curiosità, unisce, alle conoscenze provenienti in primo luogo dall'esperienza sul campo (è il caso di dirlo!), quelle provenienti dal confronto con esperienze di altri, e anche dalla lettura di riviste e libri specializzati ecc., in una rete di interconnessioni. E' così che Antonio ha potuto colmare i limiti della sua preparazione scolastica: un diploma di ragioneria, ottenuto dopo la frequentazione di un istituto serale, mentre di giorno, dall'età di 14 anni, lavorava. Le necessità familiari non potevano permettergli altro.
Un'attività didattica particolare cui Antonio, come volontario, si è dedicato con passione (finché ne ha avuto il tempo) è stata quella dei corsi pratici, per la realizzazione di piccoli orti, con i bambini della scuola elementare di Carugate. I corsi si concludevano con visite all'azienda e con sinceri attestati di ringraziamento da parte di alunni e maestre: foto, cartelloni, biglietti e magliette con firme e impronte delle mani.

Anche il mondo extraeuropeo è entrato a contatto, in modi diversi, con l'azienda agricola. Innanzitutto attraverso i dipendenti (e quelli che lavorano da più tempo in azienda hanno avuto modo di farsi un'esperienza, eventualmente spendibile anche altrove). Poi ci sono i visitatori che vengono anche da molto lontano. Ormai tradizionale è la visita annuale da parte di gruppi di produttori agricoli giapponesi; e anche una rivista giapponese ha pubblicato un servizio sulla azienda.
Significativo è poi il contatto con l'Albania. Antonio conosce da tempo un sacerdote missionario italiano attivo in una comunità albanese. Antonio e don Antonio parlano della possibilità di sfruttare l'esperienza del primo per valorizzare e incentivare in qualche modo il lavoro agricolo locale, in una zona particolarmente povera. Ma prima è necessario rendersi conto di persona della realtà locale. Il che si concretizza in un primo breve soggiorno di Antonio in Albania, ospite del sacerdote. Conosciute sul luogo altre persone, l'anno successivo Antonio è di nuovo lì, per dare il suo contributo, volontario, all'avvio di una attività pratica presso un istituto professionale agrario. Recentemente un giovane agronomo albanese dipendente della scuola ha “frequentato” per un periodo l'azienda -ospite di Antonio e famiglia- per poter portare in Albania quante più conoscenze possibili. I risultati di questi contatti, che continueranno, si vedranno nel tempo.

E siamo giunti così al 2008. E' ormai 32 anni che Antonio è titolare della sua omonima azienda. Ma chi sono gli acquirenti di questa azienda? Distinguiamo. Per le piantine da orto - preparate in loco in apposite seminiere - sono: altri produttori orticoli, un grande supermercato vicino e tanti appassionati, di cui molti i pensionati, che si coltivano un proprio orticello e che fanno volentieri due chiacchiere con il titolare. A fare la spesa al mercatino dei prodotti da orto vanno invece soprattutto i “seguaci del biologico” o magari anche solo chi desidera, per sé e la propria famiglia, verdura fresca e che abbia sapore.

Negli ultimi anni si sono diffusi in Italia i gruppi di acquisto (GAS-Gruppi di Acquisto Solidali) e alcuni GAS della zona si rivolgono all'azienda Corbari per avere cassette miste di verdura di stagione. Il resto dei prodotti aziendali è destinato a una grande catena di distribuzione.

Infine potremmo porci una domanda: come mai tanto interesse da parte di gruppi e persone così diverse nei confronti dell'azienda? Qui lasciamo la parola direttamente ad Antonio, che a questa domanda risponde così:

“ E' vero, la mia azienda attira tanta gente e molti si interessano ad essa. Forse un motivo è perché è nata si può dire dal nulla. Prima il terreno era stato coltivato per 20 anni a monocoltura di mais. Io non ho solo cambiato il tipo di produzione, ma ho fatto in modo di cambiare proprio l'aspetto del terreno. Ho piantato alberi (alcuni da frutto), arbusti, siepi; così ci sono 40 tipi di essenze diverse, che sono il rifugio di molti uccelli. Ho piantato anche fiori, per esempio all'ingresso, per dare subito l'idea di entrare in un bel posto. Ci ho tenuto a creare dei miniambienti con le loro peculiarità: lo stagno con le anatre e i cigni, le siepi, i pezzi di terra lasciati con erba e fiori selvatici, la zona degli alveari (sì, perché le api
sono necessarie per impollinare). E questo è molto importante, è il vero modo di fare agricoltura biologica. Non è che l'agricoltura biologica significa solo non usare i pesticidi. Bisogna anche riuscire ad assecondare la natura, intervenedo su di essa il minimo indispensabile, con leggerezza. La natura è in grado di difendersi da sola. Se in un ambiente c'è biodiversità, ci saranno anche insetti utili che predano quelli nocivi. Insomma, gli equilibri naturali vanno rispettati e ricreati. Questo è il vero “orto biologico”. Lo dico sempre ai miei allievi.

L'Istituto di Entomologia della facoltà di Agraria dell'Università Statale di Milano ha fatto una ricerca da noi e in altre aziende biologiche. (La ricerca è durata due anni). Nella mia azienda sono stati trovati insetti che possono vivere soltanto in “ambienti incontaminati” (parola dei ricercatori !). A maggio compaiono le lucciole, che vivono solo in ambienti non inquinati. E non siamo così lontani da Milano e il suo hinterland !
Poi a me piace spiegare e dare il mio contributo per far partire qualcosa di nuovo nel campo del biologico, perché ci credo davvero. E quindi chi ha bisogno di aiuto spesso arriva a me, che ho esperienza. Il tam tam funziona sempre.
Ci sono anche tante persone che, magari dopo aver fatto la spesa, si fermano un po' da noi: fanno una passeggiata all'ombra dei salici e vanno al “laghetto” a vedere i cigni. I bambini figli dei clienti ci vanno sempre. Oppure qualcuno si ferma sotto al platano dell'aia. Magari una mamma, per allattare il suo bambino”

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